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L'Orfeo Concluso (The Ended Orpheus) - Poem By Davide Riccio.
Aleggia un alone sinistro e di costante tensione sui paesaggi cupi di questo singolare cd-r, nato dalla volontà di Davide Riccio, scrittore e musicista chiaramente fascinato da suggestioni dark-wave di stampo ‘80. Un’opera recitata dove Riccio è autore dei versi e nello stesso tempo collaboratore di personalità artistiche di rilievo, diversamente invischiate nell’avanguardia musicale italica. Ben 19 episodi che evocano arie malinconiche e a tratti tragiche per un susseguirsi di landscapes con suoni che si adattano perfettamente alla natura visionaria dei testi. Davide ben si immedesima nella parte e scandisce parole in maniera profonda, il certosino lavoro di studio, pilotato in primis dall’abile mano di Mirco Rizzi (Ashtool), fa il resto. Spiccano, come prevedibile, le orchestrazioni sintetiche in chiave ambient di Paolo Veneziani, che aprono l’intero disco, ma generalmente le parti recitate da Riccio godono tutte di forte carica evocativa, un po’ meno quelle cantate, strettamente vincolate all’immaginario dark-romantico del cantautorato post-wave (vedi Sylvian e Cave). Ad ogni modo un’opera avvincente, che cattura l’attenzione. Sarebbe interessante vedere come un’operazione del genere possa funzionare dal vivo.
www.kathodik.it, Vittorio Marozzi 06/2006
L'Orfeo Concluso (The Ended Orpheus) - Poem By Davide Riccio.
Premetto che questa sarà una recensione piuttosto 'atipica', per due ragioni.
La prima è che il CD-R in questione è basato sostanzialmente su testi scritti e recitati da Davide Riccio su basi musicali di propria composizione e non, ai quali hanno collaborato in diverso modo e diversa misura altri musicisti, e quindi trattasi di materiale che esula un po' dalle mie abituali 'competenze', e dalle mie usuali abitudini d'ascolto.
La seconda ragione è che, personalmente, non sono un grande appassionato d'arte poetica, né in senso più generale delle forme d'arte che facciano della parola, recitata o cantata, il proprio fattore 'trainante'.
Aggiungo ancora che, in un' era di multimedialità 'forzata' e piuttosto 'modaiola', il cui imperativo sembra essere abbinare ad ogni costo e in ogni circostanza frammenti d'arte diversa (musica, immagini, poesia, ballo, costumi, scultura, pittura, computer grafica...), sono invece un convinto sostenitore delle arti (fondamentalmente...) monomediali, in cui sia ancora possibile 'cogliere' un livello di 'specializzazione' molto alto, in cui sia possibile concentrarsi, conoscere e giudicare al meglio, privi di altri stimoli esterni e 'distrazioni', l'essenza della singola arte, i dettagli, le sfumature più velate, la capacità e il talento di un artista espresso al meglio delle possibilità, proprie, e del contesto in cui viene espressa (dall'artista) e fruita (da chi ne beneficia) l'arte medesima...
Nulla di quanto ho finora espresso deve essere in alcun modo inteso in senso critico in merito al CD-R oggetto di recensione, ma si trattava di una premessa essenziale per giustificare il fatto che, nell'accingermi a scrivere a proposito dell'"Orfeo Concluso", mi asterrò dall'esprimere considerazioni e giudizi sull'aspetto prettamente 'testuale' dell'opera, focalizzando la mia attenzione esclusivamente sull'aspetto 'sonoro', che, come dimostra l'ampio dispiegamento di 'forze' in questo senso, testimoniato dalla presenza di tanti bravissimi musicisti chiamati ad affiancare l'autore, quali Mirco Rizzi (Ashtool), Paolo Veneziani, Oscar Mucci (Ascolie), Marco Barluzzi (Barlo) e Paola Bianchi, ricopre un ruolo assolutamente essenziale, e non certo di secondario e trascurabile 'contorno'.
Il fatto di volermi astenere dal commentare il contenuto prettamente testuale dell'"Orfeo Concluso", non mi impedisce in primo luogo di esprimere comunque un giudizio estremamente positivo sulla capacità di Davide Riccio di usare la sua voce, solitamente recitante, in alcuni episodi in forma cantata, in modo estremamente efficace ed espressivo, sottolineando come il trattamento stesso della voce nella varie parti, a livello di equalizzazione, di effettistica, di 'posizionamento' in termini di 'presenza' e 'profondità' rispetto alle strutture sonore che la accompagnano, risulti sempre molto curato e adeguato al contesto.
Colgo l'occasione per precisare che il superbo lavoro di mastering, ad opera di Mirco Rizzi, ha sicuramente contribuito a valorizzare al massimo la qualità del suono, che risulta sempre di alto livello, equilibrato, ricco di dettagli, dinamica, profondità...
Gli ulteriori e ampi contributi di Mirco Rizzi/Ashtool, che ha composto la musica di diversi brani (Mai Catarsi, Disopie, la 'bonus track' Elogio del fruscio di fondo e M.c.o. in collaborazione con Oscar Mucci) e ha curato l'arrangiamento di altri (Terraconforming, Pezzi.txt, The Art of Shrienking Heads) appare di particolare rilevanza, tant’è che più di una volta durante l'ascolto, rimanendo particolarmente colpito e affascinato da alcune parti, sono andato alla ricerca di approfondimenti in merito tra le note di copertina, rilevando puntualmente la presenza di Mirco Rizzi, quando in veste di autore, quando di arrangiatore delle musiche delle tracce in questione.
Mirco Rizzi ha inoltre collaborato alla realizzazione della copertina, realizzata in una elegante confezione in pregiato cartoncino, nonché alla produzione del CD-R.
Breve, ma intenso e suggestivo, e meritevole di particolare menzione, l'intervento di Paolo Veneziani (già ben noto ai frequentatori del sito internet "Oltre il Suono" per il quale scrivo abitualmente recensioni), artista elettronico per il quale nutro particolare stima (invitando con decisione i lettori di questa recensione ad approfondire le proprie conoscenza sulla produzione musicale di questo artista), qui presente in apertura di CD-R con lo splendido ed evocativo brano Centrifiugal Emotions.
Nel citare ed elogiare i contributi degli altri artisti/collaboratori non vorrei che venisse sminuito o sottovalutato il lavoro dell'artista 'primo' di "Orfeo Conluso", giacché oltre alla scrittura dei testi, e in aggiunta al proprio apporto 'recitativo', Davide Riccio ha ovviamente realizzato e curato personalmente la parte preponderante dell'intero contenuto sonoro del CD-R, utilizzando chitarra acustica, Theremin Moog Etherwave, didgeridoo (di cui però onestamente non sono riuscito a 'cogliere' presenza, forse perché utilizzato come sorgente sonora pesantemente rielaborata...) e onde radio.
Tutte le musiche del CD-R possono essere collocate stilisticamente all'interno di un'area definibile in senso molto lato, e per forza di cose 'impreciso', 'sperimentale-elettronico d'avanguardia', ricca di sfaccettature e variabili, parecchio differenziata in realtà come 'approccio', 'struttura', sonorità...
Un CD-R sicuramente al di fuori degli schemi 'tradizionali' (volendo includere nel termine 'tradizionale' anche tutto ciò che sono avvezzo ad ascoltare abitualmente e che oggettivamente di 'tradizionale' ha effettivamente ben poco) che potrà addirittura entusiasmarvi se, oltre all'amore per la buona musica di orientamento 'sperimentale', unite una particolare passione, o più semplicemente un certo interesse, per la poesia o, in senso più generale, per la parola scritta e recitata...
www.sands-zine.com, Giuseppe Verticchio 05/2006
1995-2005. Ogredung, forse la prima net label italiana, è da sempre patria di Paolo V. Trattasi di un doppio cd (virtuale) che celebra i 10 anni di attività di questo italiano. Mp3 di qualità elevatissima (320 kbyte) e musica eccezionale. Difficile è descrivere un album così bello e nello stesso tempo vario. P.V. elabora un ambient che viene costruito su basi melodiche sintetizzate veramente tristi ed evocative, sulle quali si poggiano suoni, ritmi, rumori… dinamici e mai statici. Lunghi viaggi nello spazio alla ricerca di pulsazioni e di vita dimostrano come una produzione non pubblicata possa essere migliore e superiore ad una reale. Difficile è scegliere una canzone.
www.rosaselvaggia.com 10/2005
"...these days i feel my life more beautiful because i have just known your music..." "...I listened to all your tracks i can only say that your music is something more than human more than normal inteligency, but your music is something more than the world where we live, something extra-human..."
Abderrahmane 07/2005 (Morocco)
"...I want to thank you for your work, your music. Its one of the great part of my live. When I lesson in first time your music it`s to change my life, really..."
Natalia 06/2005 (Russia)
Sea. Two very enjoyable compositions from Paolo Veneziani having similar underlying dark ambient structures but displaying two very different characters. The first four-and-a-half minutes of SEA-DNTST emphasize interesting percusive elements, abstract electronics, and interludes of noise before tapering off into a minimal, but at times loud, manipulation of sine tones. SEA - AW, on the other hand, is a more uniform and flowing darkish ambient piece placing less emphasis on percusion and noisy elements and more on gentle, stuttering electronics. Nice listening.
LAJ, archive.org 04/2005
1995-2005. Se ce n’era bisogno, l’italiano Paolo Veneziani si conferma di nuovo tra i più spiccati talenti nostrani dell’elettronica contemporanea di ricerca. Ormai da tempo alle prese con la materia calda dell’elaborazione digitale, il piacentino tenta adesso di fare una panoramica esaustiva sul suo repertorio affidando alle pagine elettroniche della net-label Ogredung una doppia nutrita raccolta di tracce inedite composte in perfetto isolamento lungo un periodo che abbraccia gli ultimi 10 anni. Un excursus avvincente attraverso ben 15 soundscapes che, man mano che si alternano tra di loro, mettono in risalto gli aspetti peculiari dell’evoluzione di questo artista nel tempo. Un’evoluzione che si mantiene comunque costante nello spirito di ricerca e nella straordinaria sensibilità ambient che ha sempre contraddistinto le produzioni targate Paolo Veneziani. Musica questa ricca di codici noise e punteggiature analogiche, di armonie eteree e stranianti che si rincorrono e si stratificano a formare un ambient lucida e nello stesso tempo visionaria, caratterizzata da figure in dissolvenza e paesaggi siderali ad altissima suggestività. Un’opera nel vero senso del termine, a dir poco emozionante.
www.musicclub.it, Vittorio Marozzi 03/2005
1995-2005. A chiusura di un intero decennio di attività artistica, Paolo Veneziani ha scelto di proporre un doppio CD-R nel quale ha raccolto 15 brani, in parte già editi, in parte versioni alternative o comunque rimasterizzate di brani già pubblicati, e in buona parte brani più o meno recenti che non erano mai stati inclusi fin ad oggi nelle sue releases ufficiali. Se, soprattutto negli ultimi anni, avevo trovato un po' troppo dispersiva e frammentaria l'attività di Paolo Veneziani, soprattutto per il fatto di aver realizzato tutti lavori di durata molto breve, questa fantastica e "generosa" raccolta viene ad esaudire finalmente il mio desiderio di poter fruire di quasi due ore di musica ininterrotta, splendidamente selezionata tra vecchie e nuove proposte, in grado di offrire una panoramica davvero completa ed esaustiva dell'articolato universo musicale di Paolo Veneziani, e di ciò che la sua musica, in questo ultimo decennio, è stata in grado di offrire in tutte le sue molteplici e variate sfaccettature... Un' opera ambiziosa e, oserei dire, quasi "necessaria", per focalizzare al meglio e valorizzare in un'unica release il lungo cammino musicale percorso dall'artista in un periodo di tempo tanto lungo. Un artista che sicuramente avrebbe meritato una maggiore attenzione da parte delle etichette di produzione e degli "addetti ai lavori", tanto è che anche questa validissima raccolta antologica, che pure avrebbe meritato una pubblicazione ufficiale su CD, è invece messa a disposizone degli interessati ancora in versione autoprodotta artigianalmente su CD-R, nonchè in versione MP3 liberamente scaricabile dal sito Ogredung. Tornando alla musica contenuta in questa doppia release, sarà possibile riscoprire in essa il Paolo Veneziani più emozionale e in qualche modo più "melodico" ed evocativo, quello più tecnologico, dinamico, ritmico e vagamente "technoide", il Paolo Veneziani più estremo, aspro e rumoristico, quello più "quieto", introspettivo e vicino ai territori della musica "ambient", nonchè quel Paolo Veneziani, forse il più frequente a dire il vero, in cui la musica proposta risulta costantemente contesa tra sonorità "morbide", crepuscolari, sottilmente melodiche, e improvvise e aggressive scariche elettriche, rumorismi e sibili elettronici, lasciando prevalere ora la "dolcezza" e l'aspetto più "umano", la sensibilità interiore dell'artista, ora lo sfogo in qualche modo più istintivo, in una certa misura più "violento" e intransigente, l'aspetto più inquieto e "aspro" della personalità musicale (e forse anche umana...) dell'artista... In tanti anni mi sembra di poter davvero dire che Paolo Veneziani sia riuscito a trovare una propria strada, una propria "impronta" musicale evidentemente riconoscibile, attingendo a diverse esperienze musicali e facendone propri degli elementi, riunendoli e combinandoli in una forma espressiva molto personale, particolare e ricercata, il tutto senza lasciarsi troppo condizionare dalle "mode" del momento o da fattori di pura "convenienza" strategica. Trovo piuttosto inutile, parlando di un'opera di tale spessore e di interesse davvero "globale", soffermarmi a descrivere o commentare i singoli brani, ma desidero almeno fare una menzione speciale di alcuni splendidi inediti, come "IWS", "Twin Lakes", "Pulse Session (extract)", "Centrifugal Emotions", "Mint" e "DS Follower" che da soli basterebbero a comprendere a ad apprezzare le grandi capacità, la versatilità di questo artista, e la qualità della musica che è stato fino ad ora in grado di concepire e proporre...
Giuseppe Verticchio (Oltre il suono - recensione) 02/2005
V.V.A.A. - Cucina Vagabonda. Se non si fa attenzione al sottotitolo del cd che ho ascoltato, difficilmente si riconosce la sua forma di compilation, soprattutto se si ascolta senza focalizzare troppo l'attenzione su ogni track, come viene bene fare con un'ora di suoni davvero piu' che piacevoli. Cosi', invece che davanti ad una delle piu' familiari accozzaglie promozionali ci si trova davanti ad un bel progetto che tenta la letale impresa di definire "autunnale" una raccolta dei suoni piu' sintetici che si possono sentire in circolazione. E appunto nonostante i vagheggiamenti quasi ambient e qualche dolce melodia i glitch padronano egregiamente la situazione e danno i brividi come una brezza. Se non proprio un concept album, di sicuro perfetto come intima consolazione da scoltare di pari passo con le indecisioni del clima.
Ambra Galassi, www.kathodik.it 11/2004
The First Floor. Fortunatamente la norvegese Tibprod si prende anche la briga di pubblicare un disco a durata piena a firma Paolo Veneziani, visual e sound designer in rapida emersione, sicuramente tra in nomi più in vista del panorama elettronico italiano e tra i più esportabili all’estero. Disco questo che è una retrospettiva di musiche composte nell’arco di 6 mesi a cavallo tra il 1996 ed il 1997 e che dimostra l’attitudine del compositore piacentino, gia in tempi non sospetti, ad esplorare i territori più estremi del suono elettronico contemporaneo. Elettronica dal carattere cosmico ed allucinato, che si incentra prevalentemente su suoni acidi e graffianti costruiti con competenza su basi melodiche e ritmiche dilatate e fluttuanti. Davvero catturante è l’effetto atmosferico che ne deriva, momenti drammatici si alternano ad altri più stranianti ma sempre ad altissimo coefficiente emozionale. 6 soundscapes ad alta suggestività per un ascolto davvero avvincente. Da non perdere.
www.musicclub.it, Vittorio Marozzi 09/2004
The Puddle. Sempre per la norvegese Tibprod, di nuovo un disco retrospettiva sulle produzioni di Paolo Veneziani. Stavolta si tratta di un ep di 4 tracce costruite a 4 mani nel lontanissimo, se teniamo conto della rapida evoluzione di questo tipo di sperimentazioni, 1996. 4 tracce di cui le prime 2 inscenano un’elettronica organica e articolata nei ritmi e le restanti 2 risultano più dilatate e rarefatte. C’è un pò di tutto in questo mini cd-r che è una miscela di suoni analogici, voci processate, rumori, sibili, interferenze, ronzii messi insieme con tanta attenzione alla melodia. Le atmosfere sono sempre visionarie e a tratti sinistre ed il clima che ne risulta è di tensione costante. L’effetto generale è ancora una volta molto coinvolgente nonostante si tratti di elettronica di ricerca. www.musicclub.it, Vittorio Marozzi 09/2004
The Puddle & The First Floor. Paolo Veneziani is an Italian electronic musician who has lately focused his activities on graphic design, while still releasing music now and then, as in a recent mp3 release on TIBprod. TIBprod itself re-releases Veneziani's early compositions, namely "The first floor" (1996-1997, 6-track cdr) and "The puddle ep" (1996, 4-track cdr), with a new layout. Considering that they were conceived and played quite a while ago, I think they've grown up quite well - Veneziani's ambient electronica is not my cup of tea, but it still has interesting edges that make the listening experience worthwhile. Imagine a mix of synth-driven cosmic ambient, minimal beats and some more recognizable soft melodies, and you'll get the picture.
Chain D.L.K. 08/2004
Oscillator 707 Suite#1. Più risoluto è l’approccio alla materia elettronica dell’organico Oscillator 707, progetto formato da ben 10 compositori, esclusivamente di provenienza italiana, che si alternano vicendevolmente in un'unica suite, la prima, si spera di una lunga serie, sempre per la norvegese Tibprod. Una musica che è una stratificazione di frequenze, bleeps analogici, breaks, frammenti intelligent techno, punteggiature jazz, dilatazioni, insomma un’imponente mole di informazioni sonore elaborate e miscelate magistralmente da Guignol Dangereux. Da questo magma in costante mutamento emergono chiaramente attitudini familiari come le elaborazioni strumentali di Stefano De Santis nei panni di Urkuma, Luca Confusione con le sue idee distorte di ritmo e di suono, tutta la carica dinamica a cui ci hanno negli anni abituato le costruzioni idm di Guignol Dangereux e di Orchestra Vuota e poi Paolo Veneziani, Purusha, praticamente un incontro tra alcuni dei compositori di elettronica più promettenti sparsi lungo la penisola. Il disco risulta davvero intrigante e quelli che vengono fuori sono oltre 40 minuti di mind trip da percorrere con le cuffie ben fissate sulla testa.
www.kathodik.it,Vittorio Marozzi 09/2004
The Puddle & The First Floor. Paolo Veneziani resurface with a slow but atmospheric albums. These wonderfully driven melodic ambient releases command a new kind of respect. Every shred of feeling on these records are laid bare in an unpretentious organic way, and it's without trying too hard. Tense, inventive and utterly electric, Paolo Veneziani is an obsession waiting to happen. GIAG - ELECTRONIC MUSIC & NON-MUSIC WEB SITE - (http://www.giag.lv/) 07/2004
Lambda Suite. Recently, the main artistic direction of Paolo Veneziani is computer graphics, but he discovered electronic music since 1990. His first mini-album "Alphabet" was self-released and contains some short but very expressive experimental tracks influenced by old-school music and nowadays studio technology. The pieces were all composed from chaotic interplays and dissonanced sounds, not only electronic ones. Some recent works tends to be more according to Veneziani graphical output, reaching that degree of abstraction which can exist only in completely invented, artificial world where only mathematical laws have an effect. By the way, all the material isn't released officially, with exception only for some particular tracks published on conventional and mp3-compilations through net-labels. "Lambda Suite" was originally recorded and produced for AmbientLive in 2003 and has divided into two halfhour-long tracks. This is an example of non-melodic, and sometimes even atonal ambient music, creating the huge alien atmosphere filled with short living and mostly quiet but cute piercing sounds, extensively processed samples and various extraterrestrial signals. The digital soundspace is provided by the laptop of course which seems to be the centre of this sonic universe and control everything. Some points of reference can be found in the recent works of Ultra Milkmaids, Cisfinitum, Kim Cascone or Tetsu Inoue, but only particulary points.
IEM Magazine (http://iem.nigilist.ru/) 09/2003
The Puddle -The First Floor. The name Paolo Veneziani may not ring a bell right away, but he's a visual artist, and did several of the covers for Tib prod. In the past he was also active as a composer of music, and the recordings on these two releases stem from the years 1996-1997. I am a bit clueless why they weren't put onto one CDR. 'The Puddle' has four tracks of time stretched samples and a slow, almost trip-hop rhythm and technoid bass-lines. The title piece leads towards a more cosmic ambient affair.On 'The First Floor' things move in a more experimental direction. Rhythm only exists by the sake of loops used, or super slowed down such as in 'Before The Flood'. Whereas 'The Puddle' has a pleasent play, I thought that 'The First Floor' was a bit poor on ideas and that these poor ideas dragged on a bit too much for my taste. Not every musician is a great visual artist, and vice versa is also the case. (FdW) Vital Weekly 01/2004
Sea. Nuovo breve CD-R per Paolo Veneziani (durata totale 17:22), contenente sostanzialmente due versioni diverse del medesimo brano. Elementi comuni a entrambe le versioni sono uno sfondo di pads dai suoni tenui, con giri armonici pacatamente melodici, rumori di distanti ambienze naturali dalle quali emerge a tratti il suono delle onde del mare, rumorismi ed altri vari suoni di origine evidentemente elettronica. Nella prima traccia questi ultimi prendono talvolta il sopravvento, conquistando il ruolo di soggetto nel panorama sonoro, accentuando l'intenzionale contrasto tra le componenti più quiete e dilatate, che suggeriscono immagini di paesaggi immobili e crepuscolari, e le componenti più rumoristiche ed elettroniche, di maggiore impatto e consistente "presenza", che invece introducono un senso di tensione, ed emozioni di opposta natura. La seconda traccia invece si abbandona senza indecisioni a sonorità più squisitamente "ambient", trasportando l'ascoltatore per circa dieci minuti tra atmosfere quasi immobili, prive di elementi dinamici, particolari colpi di scena, o inserti di elementi sonori che contrastino con le immagini dei paesaggi evocati, sfruttando una soluzione abbastanza semplice e una "gamma" abbastanza limitata di suoni, e dimostrando ancora una volta come sia possibile realizzare buona musica in grado di trasmettere forti vibrazioni anche senza fare un uso smodato di sovraincisioni, suoni di particolare impatto o effetti troppo "speciali"... Entrambe le versioni del brano, "Sea DNTST" e "Sea AW" si fanno decisamente apprezzare, essendo molto ben realizzate ed equilibrate, e quindi, pur con il frequente rammarico (parlando delle produzioni di Paolo Veneziani...) di dover vedere anche questo CD-R concludersi proprio laddove la musica cominciava a coinvolgermi maggiormente, iniziando a trasmettermi quell' effetto di serenità e rilassatezza "benefico-terapeutico" tutto particolare che spesso l'ascolto di un buon CD riesce a darmi, mi sento comunque di consigliarvelo senza indecisioni...
Giuseppe Verticchio (Oltre il suono - recensione) 05/2003
Quadramusic. And this is musical impressionism. White nights darkened by ligetian pure brushes, a mental-audio continuum: this is how the solar system would sound, if it ever sounded. Our research ends between solar pads and metal drops on the floor, between the joy of the return to home and the consciousness to have left something in the space.
Purusha 04/2003 (Ogredung)
Quadramusic. Ricordo ancora il mio primo incontro col neo-suono venezianiano; è da allora che i miei ascolti elettrici sono sempre più andati a configurarsi con la ricerca ardita di una idea inesatta che accostai al joie-de-vivre impressionista. Perchè questo è l'impressionismo in musica. Bianchissime notti oscurate da pennellate ligetiane a frequenza purissima: un continuum sonoro-mentale e lunare; è così che suonerebbe il sistema solare, se solo avesse un suono. Alcune citazioni a Lambda Suite, per non parlare dei richiami noise di Alphabet, si mescolano ora con trilli sirenici e gocce di metallo sul pavimento, per un ascolto che non riesce mai ad annoiarsi e ad annoiare. Assolutamente imperdibile il terzo movimento, un Nobukazu Takemura ambientoide e cibernoide, senza interruzioni, senza salti, un ritorno controcorrente risospinto senza posa nel passato, è qui che la nostra ricerca ha termine, tra i pad solari e i gas ionizzati delle atmosfere, tra la gioia di un ritorno a casa e la consapevolezza di aver lasciato qualcosa nello spazio. Torna il Paolo Veneziani più viaggiante, caldo e invitante nel vero, e solo in apparenza glaciale.
Mi permetto di sollevare obiezioni riguardo a una presunta 'noia compositiva' che a detta di alcuni intride l'intero lavoro: non si creda a l'uomo dietro la macchina o a tecnicismi di sorta, nè tantomeno al potere degli allori (se capite cosa intendo). In Quadramusic, bisogna credere al suono.
Emanuele Rodolà (Spectrum Webzine - recensione) 02/2003
Quadramusic. Nuovo interessante lavoro di Paolo Veneziani, di breve durata (17:39), suddiviso in tre brani. In "Part A", stupendo brano introduttivo, Paolo si addentra in territori puramente "ambient", e lo fa con grande capacità e stile, riuscendo con pochi suoni essenziali a creare un'atmosfera di grande suggestione. Questo brano conferma quanto l'autore avrebbe ancora da dire se decidesse, almeno per una volta, di esplorare in profondità questi territori musicali, lavorando su un' opera interamente basata su sonorità e atmosfere analoghe, e magari cogliendo l'occasione per realizzare un CD-R di ampia durata. Un desiderio che ho da molto tempo, e che spero un giorno di poter vedere realizzato... "Part B" ripropone soluzioni e sonorità già collaudate e immediatamente riconoscibili da chi ha bene in mente i precedenti lavori di Paolo Veneziani. Circa tre minuti di suoni elettronici d'impatto, dinamici, aggressivi, taglienti, che spezzano bruscamente le atmosfere "quiete" del brano che li ha preceduti... "Part C" chiude il lavoro proponendo uno strano, quanto affascinante connubio tra suoni elettronici piuttosto "presenti" e posti in primo piano, dietro i quali si muovono lentamente onde di pads dal suono caldo e morbido, con passaggi discreti e fortemente evocativi. A mano a mano che il brano procede, i suoni elettronici retrocedono progressivamente, lasciando l'ultimo minuto in completa balìa dei pads, per alcune manciate di secondi di affascinanti stasi liquide, dalle quali avrei fortemente desiderato farmi "cullare" per tempi più dilatati… Una nuova conferma per Paolo Veneziani, ed un CD-R caldamente consigliato.
Giuseppe Verticchio (Oltre il suono - recensione) 11/2002
Loop, are you circular? Ultima uscita di Paolo Veneziani, attivo dal 1996 con i suoi lavori su computer e suoni, distribuita ora anche da S'AGITA RECORDINGS (disponibili anche lavori precedenti). Elettronica scarna quella contenuta nel cd, dove monolirismi riverberati di suoni a bassa risoluzione incontrano a volte ritmiche quasi conosciute, quasi dritte... quasi. Lievi scostamenti dal normale corso dell'elettronica italiana(?) per dirigersi finalmente verso la soluzione personale. Il cd di Paolo Veneziani suona come il cd di Paolo Veneziani. E fa piacere ascoltarlo. Quasi entusiasmo per The Nudist, incedere sibilato e paradidle epilettico su rimasugli di hihat. E55 - Backdoor Lounge, quello che rimane degli Autechre dopo averli squadrati ben bene con un taglierino dub e componenti elettronici a basso costo. Atmosfere filmico-oniriche per L.a.S.i.m.i.a.S.E.m.A che si trasformano in knobbing di synth, suoni che si autodeturpano e de-notano (certo Kim Cascone non è tanto lontano, anzi). Tutto il cd è un'ottima prova di come qualcosa si stia muovendo, in ambito elettronico anche dalle nostre parti (italy?). Avere idee e possibilità di tradurle in formati non-neuronali è possibile, datemi retta. Prendetevi il cd di Paolo Veneziani e cominciate a riflettere.
Luca Confusione (Kathodik - recensione) 10/2002
Loop, are you circular? Eight tracks, revolving around beats and loops, made with a laptop and way different from what you would expect from a blatant description as the aforewritten. Certain sharp percussive tones, that may be already familiar to the listener of some Warp or early Photek's things, are there, but it's mostly, at least somewhere, as if Paolo is forcing dub into his mind, attempting to superimpose a structure over his trademark piercing compositions. Good, disgregated, dancing : ambient tapestries and idm cavalcades, more like cutting up a remembered record collection and drawing a complex square structures with the tiny slices. But hence you start getting used it all changes back. Ideal for a break in those droning afternoons.
Paolo Ippoliti 09/2002 (S' Agita Recordings)
Loop, are you circular? Glitch, minimal, nonsense, dub, idm ?! Estremamente eclettico, il cd di Paolo Veneziani spazia senza un ordine o collocazione attraverso elaborate tessiture digitali, samples ritmici, diversi plugin, da riverberi a distorsioni, flanger.. Paolo Veneziani si spinge completamente al di fuori di uno stile o di una logica prestabilita nella combinazione di suoni, come colori sparsi su una tela, ogni parte si completa nella visione immaginaria di chi ne fruisce. Presente su AutoCd 3 con la traccia E55 backdoor lounge con un glitch-dub in stile "mille plateux" veramente notevole, tra ritmiche freddissime compensate da sinusoidi bassissime che riempiranno i vostri timpani.
Technoseeker 10/2002 (recensione)
Loop, are you circular? Ha stabilito i fonemi fondamentali dell'interazione uomo-macchina in Alphabet. Ha esteso i confini sensoriali ed emotivi in Lambda. Ora con queste armi Paolo Veneziani si mette direttamente al comando della stanza dei bottoni che c'è nella nostra mente, e dà vita ad un mondo. La sua musica si fa più articolata, emergono elementi ritmici trascinanti, loop che si inseguono e si trasformano, forme d'onda semplici come linee di basso. Ci trascina nel pieno dell'azione, a volte ci lascia soli nel silenzio. Emergono flussi di dati impazziti che ci coinvolgono nostro malgrado, ed in questo mondo non siamo soli. Ci sono oggetti meravigliosi da contemplare, che sono vivi come sentimenti, c'e' qualche entità senziente che ci sfiora appena o ci perseguita con lamenti sintetici: chi è l'uomo e chi è la macchina? Metafore tessute tra l'astratto ed il materiale, giochi di parole, acronimi musicali che racchiudono il significato in suoni fondamentali.
Paolo Di Pierdomenico (Demiurgo) 08/2002 (commento)
Loop, are you circular? Questa volta Paolo si muove su territori musicali rischiosi, e il risultato è che questo lavoro stenta a decollare, rimanendo un po' prigioniero dei propri suoni e dello stesso approccio compositivo che lo ha generato... Ascoltando questo CD-R, 34 minuti circa, ho avuto la conferma delle mie precedenti impressioni, e cioè che Paolo riesce a dare il meglio di sè soprattutto nelle parti in cui si dedica alla creazione di atmosfere e paesaggi sonori più dilatati (terreni e ultraterreni, così come è emerso anche in lavori come "Lambda Suite"...), piuttosto che lavorando su costruzioni ritmiche o adoperandosi nell'assemblaggio di rumorismi elettrici ed elettronici "ad effetto". E' ormai divenuto sempre più difficile "scovare" sonorità davvero in grado di sorprenderci, e questo vale ancora di più vivendo in un'epoca storica in cui l'effetto sonoro più "speciale" che sia possibile percepire dall'orecchio umano è quello del silenzio assoluto... Non voglio con questo suggerire a Paolo di registare in futuro CD-R di silenzio assoluto (per esperimenti di questo genere o comunque analoghi abbiamo già personaggi come Jliat...) ma soltanto di trovare la sua prossima fonte di ispirazione in sorgenti sonore e approcci compositivi che siano estranei a soluzioni che trovino nell'impatto a tutti i costi e nella massa sonora elettronica più o meno organizzata i principali ingredienti per la realizzazione di nuove composizioni...
Giuseppe Verticchio (Oltre il suono - recensione) 08/2002
Lambda Suite. A single, medium duration track, that shows but one aspect of Paolo's personal research. Eno comes to mind, but so does some laptop crooners : high tones, at times piercing , sampled dolphins and whales, plenty of delay, something that sounds like a guitar occasionally emerging. And if you think you got the picture from this words - well, it's not all that there is here. About halfway through it, it suddenly gets gentler, caressing, with warm, delicate organ-like tones, very evocative and a bit unexpected, a slow, invisible crescendo that gets eventually submerged in chaos once again, progressively, by means of simulated explosions, granularized stretching electrons, delayed things playing on dying battery . Interesting listening.
Paolo Ippoliti 09/2002 (S' Agita Recordings)
Lambda Suite. Lambda Suite è eccezionale, un capolavoro. La ascolto solo quando so che posso tirare dall'inizio alla fine senza essere interrotto, mi verrebbe da chiudermi a chiave in camera e staccare anche il telefono (se non vivessi con altre quattro persone). L'esperienza d'ascolto è per intensità e coinvolgimento analoga ai migliori pezzi ambient, solo che l'ambiente che ci circonda è artificiale ed allo stesso tempo personale, introspettivo (dove siamo? forse nello 'spazio tra i telefoni'?). L'ambient però viene sorpassato: i suoni laceranti violano lo spazio dell'ascoltatore a vengono a richiamerlo, tormentarlo, coinvolgerlo. Un ronzio misuratamente distorto riemerge e ti accorgi che è sempre presente, anche quando avrai spento lo stereo. Il chiaroscuro tra background e foreground è perfetto. Un capolavoro.
Paolo Di Pierdomenico (Demiurgo) 08/2002 (commento)
Lambda Suite. Un unico brano di mezz'ora, un interessante "film sonoro" di fantascienza, con un "regista" che alterna quiete riprese effettuate in volo dall' oblò di una navicella spaziale (le parti più statiche e sognanti...) a claustrofobiche immagini di equipaggi alla deriva, alle prese con macchinari malfunzionanti e minacciose piogge di asteroidi (le parti più "rumorose" e sature di interventi dalle sonorità più elettroniche e "fantascientifiche")... Questo lo scenario evocato da questo affascinante CD-R, almeno per quanto riguarda la mia personalissima esperienza d'ascolto... Belli i passggi sonori, i cambi d'atmosfera, e molti sono i momenti di buon ascolto... Particolarmente intensi e ben riusciti gli ultimi minuti di chiusura del CD-R... Avrei forse soltanto preferito un uso un po' più misurato e discreto di alcuni interventi elettronici spiccatamente "ad effetto", spesso elaborati attraverso un eco un po' troppo "rimbalzante", e a tratti un po' invadenti... Ma qui entriamo troppo nel dettaglio, nonchè anche nel campo dei gusti personali e strettamente soggettivi, quindi mi fermo e concludo dicendo: un buon CD-R, forse con qualche "effetto speciale" di troppo, che comunque vale davvero la pena di ascoltare!
Giuseppe Verticchio (Oltre il suono - recensione) 08/2002
Lambda Suite. Paolo Veneziani e' un vulcano in eruzione,pare non riuscire a stare fermo senza trovare nuove strade,direzioni inesplorate verso cui dirigersi per il solo gusto di scoprire cosa potrebbe trovare percorrendole.Fa' musica sviluppando piu' progetti ma anche grafica,immagini digitalizzate ad alta risoluzione e chissa' cos'altro ancora. Fra i progetti sonori che sta sviluppando troviamo questo " LAMBDA SUITE". Diciamo subito che non si tratta di un lavoro facile innanzitutto per come si presenta.Dura 29.49 minuti (oppure 1788 secondi come ama dire lui) tutti distribuiti su una sola traccia. Analizzando meglio il lavoro occorre sottolineare come pero' il tutto sia (s)composto in almeno 4 movimenti(?) che costituiscono l'ossatura dell'intera opera. LAMBDA SUITE puo' essere definito un lavoro Ambient e certamente evoca ricordi di ENOiana memoria ma e' caratterizzato da un tocco decisamente personale. Non e' certo facile descriverlo o recensirlo data la complessita' e il minimalismo con cui e' stato concepito, pieno come' di atmosfere che vanno dal digitale al classico, da suoni che riportano alla mente la drammaticita' della natura e dei suoi elementi che sembrano, per alcuni momenti fornire una via di fuga dal quotidiano pieno di alienante tecnologia.Frequenze pseudo ritmiche e cupe intrusioni rumoristiche ogni tanto fanno capolino e ti riportano a quello stesso quotidiano di cui dicevamo pocanzi, che poco ha a che fare con le onde del mare, con i delfini che lo abitano, ma nel quale sembra che Paolo non stia poi cosi' male. LAMBDA SUITE va preso per quello che e' : una via di fuga, o piu' semplicemente un modo per staccare, decomprimersi ,tuffarsi in atmosfere dilatate e lente dove il concetto di tempo e spazio appaiono alquanto relativi, senza per questo dover scadere in certa sciatta new age o in chill out da ipermercato. Personalmente nell'affrontare questo disco ho smesso quasi subito di pormi domande e ho abbandonato le spoglie del recensore che cercava di anallizare la sua costruzione , i suoi pregi (parecchi) e i suoi difetti(alcuni), lo ho lasciato scorrere naturalmente. Le sensazioni che ne sono derivate sono state piacevoli e coinvolgenti, questo mi basta.
Adriano Zanni (Spectrum Webzine - recensione) 03/2002
Lambda Suite. Suite: Composizione strumentale in più tempi, ciascuno dei quali costituito da un tipo di danza ora vivace e allegra, ora lenta e solenne in una alternanza ritmica di particolare spigliatezza; il tipo più frequente è costituito dalla serie di danze: allemanda-corrente-sarabanda-giga. Premessa minore: l’approssimazione con cui ho analizzato in un primo tempo il materiale sonoro di Lambda Suite s’è tosto trasformata in un senso di colpa. Quindi…. Necessario dipanare la nebbia delle asserzioni carenti di sostanza ben consolidata. Ascoltare di nuovo, conseguenza. In ritardo, perché solo stamane ho deciso di attuare un ascolto libero ed approfondito ed ora posso fare una diagnosi migliore. Restano in vigore le obiezioni rispetto al problema della concatenazione "passaggio del suono-paesaggio sonoro" ed all’uso non congruo di ritardi e riverberi,esclusivamente nella prima porzione del lavoro.( fino a circa 07.30 min.). Qui purtroppo si cade spesso in una sorta di clima sci-fi ed i suoni, che formalmente non sono per niente deboli, sono trattati invece con una certa superficilità, diciamo pure in maniera sbrigativa. Potrebbe essere una scelta consapevole, ma non ho trovato indizi sufficienti ad avvalorare questa ipotesi. Errori… Di seguito elenco quelli che considero gli aspetti più evidenti del primo movimento. La forma dilatata dell’avvicendamento degli eventi sonori richiede un ascolto meno carnale e più platonico, questo non è un problema, ma nel momento in cui il musicista introietta questa modalità compositiva, la deve difendere. Mi sembra, e qui non ho cambiato idea, che si tratti di passaggi di suoni, letteralmente accompagnati da un uso purtroppo "dub" del setup di gestione degli effetti. In questo modo il clima del brano vira e si allontana dalla temperatura mittel-europea necessaria, con una aggravante: Il numero e la qualità di questi passaggi fa perdere narratività al testo musicale e conferisce un’aura di precarietà e debolezza, che non è assolutamente inglobata nei suoni, ma nell’aspetto che essi assumono nel momento in cui sono pilotati con l’ausilio deleterio degli effetti. Notare che non esiste da parte mia nessuna aprioristica ostilità rispetto all'uso degli effetti. Qui si tratta di considerazioni riguardo al metodo. Con una accettabile approssimazione, stante il livello tecnico più che soddisfacente, a causa di questa ipotetica ingenuità, non c’è creazione di una trama coesa e fruibile, non c’è "paesaggio", tutto si concreta alla fine nel claudicante succedersi di passaggi mal gestiti nel loro apparire e dileguarsi ( notare ad esempio l’uso di suoni panpottati da L a R e viceversa, cosa che in questo modo è richiosissima da fare...). Nota Bene: Quanto detto finora vale solo e soltanto per la prima parte della suite, fino ai fatidici 07.30 minuti… Pagato il debito all’insostenibile ambiguità dell’ambient, il lavoro supera questa fase senza gravissime mutilazioni. In sintesi questa sorta di introduzione rimane ,spogliata dalle storture , un episodio di onesta ma debole manipolazione audio. La seconda parte inizialmente inganna, in quanto potrebbe sembrare l'epilogo della prima. Dubbio subito rimosso, perchè qui il clima è nettamente più deviante incisivo e appagante. C'è l'apparizione sporadica di un pattern pseudo ritmico che sarebbe stato perfetto se solo le sonorità fossero state più astratte. In questo modo comunque questo pattern non reca danno alcuno, non nel senso che sia ininfluente. Il restante materiale sonoro di questa parte che più o meno termina verso i 13.40 min è molto valido ed anche nuovo, ho notato tra l'altro modulazioni ad anello e distorsioni ben congeniate. Nella terza parte si entra grazie ad una progressione armonica molto bella, che non è difficile da leggere ma non è banale e prepara in modo egregio l’apparire delle figure noise che seguono, stavolta non confezionate e più forti, autosufficienti e altamente correlate agli altri suoni in virtù dell'attrito che si crea. Fra loro. La parte aggravante di questa porzione (pseudo-quarta) inizia dopo una preparazione, giustamente prolissa, attorno ai 18.20 min… Il pelo nell'uovo: peccato che non ci sia una spinta ulteriore in questa parte della traccia. Mi spiego tramite questo piccolo appunto oltranzista: l’attrito tra la quiete fredda ma non narcotica e il rumore avrebbe potuto essere spinto oltre, semplicemente insistendo per qualche istante in più sull’emissione delle frequenze "irritanti", anche perché questi punti della traccia sono gravidi di informazioni emotive interessanti... Questa leggera sfumatura di moderazione scostante, che non era necessaria, deve sicuramente e comunque far pensare in senso neutrale, perché si tratta di una istanza percepibile in maniera soltanto personale e quindi senza valore critico condivisibile. (intersoggettivo al limite…) In questa parte, globalmente, il lavoro è nettamente superiore. Per esempio, la scansione quasi ritmica secondo cui appaiono i suoni percussivi mi piace molto e ,come ha detto TIBOR, è molto stimolante nello stretto corridoio emotivo che il suono percorre. Una finezza che non azzardo a definire virtuosismo e che ho individuato nel suo pulsare sommesso in questa parte, consiste nel pensato e coerente ridimensionamento delle sonorità percussive, graduale ma non lineare, molto elegante e che poi si ripresenta, mutato, nella chiusura definitiva del brano. Sintonia. Eloquenza. Appunto non qualunquista: una persona in grado di strutturare un episodio sonoro di questo tipo ha senza dubbio una e soltanto una di queste due caratteristiche :
1) Preparazione tecnica e versatilità intellettuale.
2) Temprato opportunismo e saccenza da elitario.
Io propendo per l’ipotesi numero uno. Elec propende per la prima ipotesi. Ridondanza. Concludendo, posso dire che, a prescindere dalle critiche che ho espresso, ho apprezzato questo lavoro, anche perché sono andato alla ricerca di tipologie sonore simili in altri dischi, sicuramente molto più noti, ed ho trovato spesso lacune e carenza di ispirazione in maniera molto più evidente proprio in questi episodi che ho usato come unità di riferimento.
Virginio Bonan 02/2002
(Il Direttore del sub-dipartimento editoriale - Electronic Room - recensione)
Lambda Suite. il mondo reale... ... da 7.32 è un nuovo mondo, inquieto, pathos, mi ricorda la musica delle onde del mare che si infrangono, è un crescendo di qualcosa che deve partire ma è come se non ci riuscisse, finchè non esplode verso 9.45 e poi è un alternarsi perpetuo, è l'altalena che mi porta dal basso verso l'alto e viceversa, è un senso di incostanza, un panta rei, tutto è precario, è eccitante, è confusione, irresistibile, ora in concreto mi ricorda la grandine che cade dal cielo e si schianta a terra.
poi da 13.47 è solenne, rilassante, la calma dopo la tempesta, la pace dopo la guerra, la sensualità, l'impressionismo, la nebbia... tutto è sfocato fino a 18.31, poi tutto riparte lento, ma scorre, si muove e a 20.07 si innalza, riprende il gioco altalenante. a 21.14 i suoni mi turbano, mi incupiscono, è qualcuno che cerca di emergere, è nelle sabbie mobili e ne vuole uscire a tutti i costi, è una lotta, è l'oscuro, l'inconscio. poi è il silenzio, l'immenso, l'infinito..."
M. Rossetti (commento) 02/2002
Lambda Suite. In tutta onestà, non dispiace affatto farsi questo viaggio nella “Lambda Suite” di Paolo Veneziani: il punto di partenza, la direzione, il percorso e il punto di arrivo sono già noti, e portano dalle parti del Brian Eno più ambient e cerebrale, ma si passa comunque una mezz’ora sicuramente interessante. Pad di tastiere mai troppo rassicuranti, pattern ritmici che ritornano di tanto in tanto a ridestare l’attenzione dell’ascoltatore, distorsioni che per qualche momento diventano volutamente disturbanti evitano a “Lambda Suite” di scadere in certe eccessive levigatezze new age. Sebbene criticabile per alcuni toni e per certe affermazioni presenti sul suo sito (francamente pare un po’ eccessivo parlare di musica ‘innovativa’ in un ambito in cui probabilmente è già stato detto e ridetto tutto), Paolo Veneziani Più che stare a discutere sul significato e sul valore da dare oggigiorno a termini come sperimentale o elettronico (e si potrebbe continuare) spendiamo qualche parola per dire che, se i cultori della space o cosmic music sanno cosa aspettarsi, queste sonorità potrebbero risultare interessanti anche all’ascoltatore di certo noise più estremo e psichedelico (vanno obbligatoriamente citati A Short Apnea) in cerca di un attimo di decompressione…
Francesco Saliola (Rockit - recensione)
Comini session. This is a short live session dating back to 1998, Veneziani engaged into his electronics and Malvezzi on bass guitar. Paolo's trademark chaotic eruptions, in this occasion, are held back, and a quiet, phasing in and out droning sews a perfect carpet for some mild cosmic wailing. Sounds like very early AAL, if only Davide ever had somebody playing over his delicate, warm waves. I like this, really. And i think you will, too : the excerpt wouldn't pay it what's due, as this is to be listened in its entirety, but, hey, give it a try ... stylish colour cover, very effective.
Paolo Ippoliti 11/2002 (S' Agita Recordings)
Comini session. Un unico brano, una lunga suite di 25 minuti registrata in diretta senza alcuna successiva rielaborazione, che vede Paolo Veneziani al sintetizzatore e alla generazione di altri effetti sonori, accompagnato al basso elettrico (evidentemente processato...) da Marco Malvezzi. Quest'ultimo fornisce in sostanza una specie di substrato, costituito da sequenze di note molto discrete ed eteree, qualche fragile accordo, brevissimi istanti che suggeriscono immaginarie melodie mai portate a compimento, che sprofondano immediatamente nel silenzio, nel giro di pochi istanti, con la stessa velocità con cui sono emerse, senza prendere mai una forma precisa, senza invadere mai pesantemente il paesaggio sonoro... Su questo substrato Paolo Veneziani inserisce, quasi ininterrottamente, interventi spiccatamente elettronici dai suoni quasi sempre molto decisi, a tratti graffianti, acidi, anch'essi apparentemente privi di una direzione precisa, intenzionalmente applicati senza la ricerca di un determinato "percorso", di una "regia" sonora, di una evoluzione mirata al raggiungimento di un obiettivo "premeditato", di un punto fermo. Se tutto ciò può lasciare disorientato chi si avvicini all'ascolto di questo lavoro sperando di trovare una composizione un po' "strutturata", che abbia un "decorso" evolutivo preciso e in sostanza di tipo più "tradizionale", è invece possibile godere di quasi mezz'ora di buon ascolto lasciandosi semplicemente andare, abbandonandosi in modo più "passivo" ai suoni che provengono dai diffusori, senza ricercare per forza una struttura, dei punti fermi, dei momenti palesemente "riconoscibili"... Un opera in bilico tra ambient, elettronica, sperimentazione, improvvisazione, noise... Di difficile classificazione e consigliata soprattutto ad ascoltatori di musica "di confine"...
Giuseppe Verticchio (Oltre il suono - recensione) 10/2002
Alphabet. This is a short work that , besides being deeply rooted in digital electronics, hinted, at least in my mind, at old italian progressive rock from the seventies. Not that you would recognize a direct Balletto di Bronzo or Pholas Dactylus influence in here, but some of the characteristic quirks of the aforementioned seems to be there - only through a wormhole, through some malfunctioning or misintepretation of sort. Maybe it's the shattered guitar-tinged crystals and very submerged organ tones of the title track, maybe it's me. Rest of the disc evolves in the typical Veneziani's approach of adding a little chaos to another - all very powerful and yes, noisy. Strange, strange thing.
Paolo Ippoliti 09/2002 (S' Agita Recordings)
Alphabet. Un CD ufficiale autoprodotto stampato in 500 copie, di quasi venti minuti di durata, suddiviso in tre brani. "Alphabet" apre con rumorismi spinti elettrici ed elettronici, acidi e graffianti, frenetici, che sembrano prescindere dalla ricerca di una direzione precisa... Segue "Inside the Edge", sicuramente la parte più riuscita del CD, un brano nel quale Paolo sembra invece muoversi alla ricerca del tempo e dello spazio… Suoni discreti e dilatati, pochi elementi sonori che in un contesto musicale molto prossimo al silenzio creano accenni di suggestive e coinvolgenti atmosfere. Peccato la durata sia così breve... Un' idea sviluppata e chiusa in soli cinque minuti, che avrebbe invece potuto essere approfondita ed estesa lungo un arco temporale molto più ampio... Quindi "Perpetual Green", ancora disturbi elettronici incalzanti, quasi violenti, questa volta appoggiati su uno sfondo di pads dal suono morbido che a tratti sembra restituire un vago senso di evoluzione progressiva al brano stesso. Ma anche qui il rumorismo prevalente non trova una direzione precisa, se non nel momento in cui retrocede, lasciando spazio agli ultimi tre minuti di cullanti onde statiche a base di pads, che sembrano voler descrivere la ben nota quiete dopo la tempesta… Un CD che esprime la forte propensione alla ricerca di Paolo Venziani, in bilico tra influenze rumoristiche e quiete statica, che vede il meglio di sé soprattutto laddove questa ultima tendenza riesce a prevalere sul resto…
Giuseppe Verticchio (Oltre il suono - recensione) 08/2002
Alphabet. Quando lo ricevetti rimasi stupito sin dal primo impatto. anzitutto l'artwork è fantastico e il modo in cui si presenta un album è sempre importante. poi la musica. quando ho a che fare con sperimentazione elettronica evito sempre ovviamente di partire prevenuto perchè potrei aspettarmi assolutamente _di tutto_ , e paolo non ha deluso le mie aspettative. la traccia che porta il nome del disco è abrasiva, entra dritta nel cervello come un trapano difettoso che si accende e si spegne e di segni ne lascia eccome. i suoni sono molto interessanti, pur essendo quotidianamente immerso nell'ambito power/noise non ho mai sentito nulla di simile, ed è da considerarsi un complimento se prendete come termini di paragone i rumoristi catastrofici giapponesi quali the incapacitants o thirdorgan. paolo dimostra che cyber-urla e fremiti devastanti in alternanza sono ben più efficaci di continue onde harsh noise tanto care ai nipponici. unico problemino è che durante la durata dell'intero album ho dovuto smanettare molto i volumi per potermi godere tutte le ampiezze d'onda che reputo imperdibili. inside the edge è un pezzo degno del miglior deupree ambientalista, i campionamenti underwater mi fanno andare ad alte quote ma forse manca qualcosa. non so cosa, ma manca. perpetual green è definitivamente ciò che andavo cercando. gustoso minimalismo noise alla muira puama / silk saw, meno ritmico ma ugualmente degno della ant-zen più ambientale. 9min che non stancano mai (e che nel caso mio anzi accompagnano lo studio) e sorprendono per il compendio di sonorità che sono in grado di offrire; i pad teneramente accompagnano il cyberviaggio di paolo fatto di colossali movimenti robotici e sbuffi di vapore, a 4:30 il clik da microfono inizia il suo percorso di a-ritmico retrigging per scomparire a circa 2min dalla fine, dove il vapore è annientato e dissolto da una melanconica natura che da sempre ha avuto la meglio sull'industrioso uomo. permane dell'underwater grigiore ma il vento disperde il rumore nelle altezze più spaziali. grandioso. paoloV si merita il premio 'joie de vivre'.
Purusha (commento) 08/2002
The first floor. It sounds like a modem in love. Regressing back into Veneziani's history, we stop between 1996 and 1997, and find this beautiful disc : pop harshness, warm basses, organ ghosts and ambient washes and a listening that goes straight from headphones to the heart ; maybe it's today, maybe it's the period, but i'm finding this almost over enjoyable ! I keep thinking to how very amazingly nowadays this sounds : and delicate, despite the contained fierceness of some sounds, that are accurately kept in line, and almost stroked on their back to be tamed. This is how pop music would sound , somewhere between the clear bright sky outside the window at the moment and the skyscraped, flying machines future i dreamed about reading science fiction when i was a child. stylish colour cover as well, very clean.
Paolo Ippoliti 11/2002 (S' Agita Recordings)
The first floor. suona come un modem in amore. tornando indietro nei trascorsi musicali, ci fermiamo tra il novantasei ed il novantasette, e troviamo questo bel disco : abrasività pop, organi fantasma e lunghe onde ambient, e un ascolto che va dritto dalle cuffie al cuore ; forse è oggi, forse è il periodo, ma lo sto trovando più che godibile !!! continuo a pensare a quanto stupefacentemente odierno questo disco suoni : e delicato, al di là della contenuta ferocia di alcuni suoni, qui accuratamente tenuti a bada, e quasi carezzati sulla schiena per far sì di domarli. questo è come il pop suonerebbe, in qualche luogo sito a metà tra il cielo sereno fuori dalla finestra in questo momento e il futuro, pieno di grattacieli e macchine volanti che sognavo da bambino leggendo fantascienza ...
Paolo Ippoliti 11/2002 (S' Agita Recordings - tradotto dall' inglese -)
The first floor. Quasi quarantacinque minuti di musica suddivisa in sei brani, per uno dei CD-R di durata più "generosa" realizzati da Paolo Veneziani... Un CD-R che considero senza dubbio uno dei più rappresentativi della sua intera produzione, oltre che un ottimo lavoro in assoluto... Un' opera che include in sè tutti i diversi aspetti della musica di Paolo Veneziani, riuniti in modo efficace, ed in grado di regalare forti emozioni... Si passa infatti dai rumorismi, disturbi, e dalle sonorità acide, aggressive e taglienti di "Pulse" (efficace brano introduttivo...) e "Perpetual Green", alle indescrivibili quanto affascinanti atmosfere crepuscolari e vagamente melodiche di "The First Floor", dagli avvincenti movimenti ritmici ed evocativi dal sapore vagamente industriale di "With Silent Gravity", poggiati su sfondi di pads e suoni elettronici, al crescendo drammatico, dall'incedere un po' "epico" ma intenzionalmente "disturbato" da interferenze elettroniche di "Before the Flood", per concludere con la splendida "Violet", in bilico tra fragili melodie, influenze ambient, rumori di sfondo, e inserti di aggressivi suoni elettronici che a tratti emergono e si dissolvono creando un'atmosfera tanto suggestiva quanto tesa ed inquietante. Se desiderate possedere un CD-R di Paolo Veneziani che rappresenti in modo abbastanza significativo i diversi aspetti della musica di questo autore, che sia di durata sufficientemente "appagante", e che sia anche e soprattutto un bel disco da ascoltare, "The First Floor" è sicuramente il disco che fa per voi…
Giuseppe Verticchio (Oltre il suono - recensione) 10/2002
The puddle. Imagine being at home, watching tv at late night, surfing through unbelievable things just to be entertained to oblivion. Then, between a diamond sale and some animal documentary from the seventies, you stumble upon some hong kong thing ; you know the deal ; flying invisible ninjas and people screaming out their kyai, roofs falling down. If a music is to be heard at some point, it's exactly the one that is to be heard on this disc - only through today sound and computers. I hope Paolo would forgive me for writing this, but that's exactly the impression that me and Laura got by listening to this, over lunch - that means, almost ambient textures with an overall oriental feeling, scattered beats and trademark bursts, so that we wished to start a coreography fight with our dogs :-) That means : ideal to be listened at sunset, preferably looking at a red-lit sky ( and you could also lie down, and imagine Van Damme doing his kata against the thailand dusk :-) , and another brick in Veneziani's history.
Paolo Ippoliti 11/2002 (S' Agita Recordings)
The puddle. Un buon CD-R, che dimostra come già nel 1996 Paolo Veneziani fosse in grado di manipolare con grande capacità e disinvoltura suoni e apparecchiature elettroniche... Circa 27 minuti di musica, suddivisa in 4 brani, ognuno dei quali contribuisce in modo esemplare a fare di questo CD-R un' opera di grande interesse, sicuramente consigliato a chiunque... Apre "Sinusoidal Meditation", una perfetta miscela di tappeti e suoni elettronici, rumorismi, efficaci parti ritmiche, effetti vocali... Nove minuti di musica davvero ben costruita, coinvolgente e dal grande impatto emotivo. Segue "Encode e Decode", con nuove parti ritmiche ben miscelate ad elementi melodici molto evocativi, talvolta "disturbati" da improvvisi rallentamenti del tempo e leggere dissonanze... Quindi 8 minuti di "meditazione elettronica" con "Hypnotic Pleasure", costituito da correnti e pulsazioni elettriche, sibili e ronzii, "appoggiati" ad uno sfondo apparentemente statico, ma in realtà in continuo movimento, di drones carichi di tensione... Chiude il CD-R "The Puddle", brano nostalgico e malinconico, dall'impronta "ambient", ma arricchito di giri di basso e sequenze di pads dal sapore discretamente melodico. Un brano per sognare, soltanto chiudendo gli occhi... Un valido lavoro insomma, nel quale la parte più sensibile ed emotiva del carattere di Paolo ancora contendeva spazio al suo innato (e nei CD-R che seguiranno decisamente prevalente...) desiderio di sperimentazione. Musica in grado di parlare al cuore e all'anima, senza sacrificare nulla in nome della pura ricerca sperimentale...
Giuseppe Verticchio (Oltre il suono - recensione) 10/2002